Rendere vivi gli spazi urbani // Assessorato alla rigenerazione, progetti di autorecupero, beni confiscati alle mafie e orti urbani

Se l’esistenza di spazi abbandonati in città è fonte di degrado, parola ambigua che nonci piace, opporvisi significa soprattutto saper ricucire il tessuto urbano e creare una città più viva e inclusiva. La crisi economica portata dal COVID19 ha acuito il problema degli immobili abbandonati in città. Se fino a qualche anno fa erano le fabbriche e i comparti industriali a rimanere vuoti e abbandonati, a Varese come in molte altre città del Nord Italia ora a questi si aggiungono altri immobili di proprietà pubblica la cui restaurazione risulterebbe troppo onerosa per l’Amministrazione. Pensiamo che la tendenza drammatica di svuotamento degli immobili nelle città debba essere trasformata in un’opportunità, sia per ricostruire in modo più sostenibile, dal punto di vista economico, sociale e ambientale, sia per offrire ai cittadini spazi di aggregazione e socialità che ancora tanto mancano a Varese.

 

Si parla spesso di “rigenerazione urbana” per riferirsi alla riqualificazione di aree di città degradate, ma troppo poco di come questa rigenerazione venga implementata, con quali valori e finalità. Pensiamo che a Varese sia necessario imprimere una direzione chiara ai prossimi progetti di rigenerazione affinché vengano tutelati gli interessi della collettività, prima di quelli del profitto e della rendita immobiliare, e si persegua uno sviluppo urbano sostenibile tutelando il suolo e assicurando inclusione e vivibilità.

 

La rigenerazione urbana può avere un impatto molto significativo sul tessuto socio economico e culturale cittadino. Ci facciamo dunque promotori di interventi di rigenerazione che creino nuove opportunità d’uso di spazi o di immobili abbandonati, pubblici e privati, e che sappiano rispondere a bisogni dell’abitare, della partecipazione culturale e della socialità, così come a quelli della formazione, del lavoro e dell’impresa. L’azione di rigenerazione urbana deve saper rispondere ai bisogni del territorio e creare nuove opportunità che diano sostegno al tessuto sociale, culturale ed economico cittadino.

A tale finalità proponiamo sia istituito un Assessorato alla rigenerazione urbana che non solo ne segua l’iter amministrativo e sappia partecipare ai bandi e attrarre investimenti, ma soprattutto promuova interventi co-progettati, partecipati e sostenibili dal punto di vista sociale, economico e ambientale. L’Assessore, tra le altre cose, avrà l’onere di promuovere il recupero di aree e di edifici dismessi integrando gli aspetti urbanistici ed economici con quelli sociali, ambientali e culturali, anche attraverso il coinvolgimento delle comunità interessate. In questo modo si vuole evitare che “rigenerazione urbana” significhi semplicemente nuovi centri commerciali e palazzine residenziali, che per nulla contribuiscono alla qualità della vita dei cittadini.

Riteniamo che uno degli strumenti a disposizione dell’Amministrazione nel processo di rigenerazione siano i progetti di autorecupero, cioè iniziative che prevedono il coinvolgimento di persone che appartengono a categorie fragili nella progettazione ed esecuzione dei lavori di ristrutturazione di immobili che sono poi a loro destinati per finalità sociali o abitative.

 

Un’altra modalità sostenibile con cui si possono realizzare interventi di rigenerazione urbana consiste nell’assegnazione a cittadini o imprese di beni confiscati alle mafie. Pensiamo sia fondamentale che l’Amministrazione, così come indicato dalla

legge 109 del 1996, si ponga l’obiettivo di favorire concretamente, attraverso una pianificazione chiara, il riutilizzo sociale dei beni confiscati, che possono diventare spazi a disposizione delle Associazioni ma anche luoghi dove sorgono nuove imprese sociali, come già accade in altre zone del territorio nazionale.

 

L’Agenzia Pubblica per l’Abitare (cfr. Punto 4) potrà supportare le iniziative di rigenerazione, per esempio attraverso una mappatura di luoghi dismessi e abbandonati, sia pubblici che commerciali. Inoltre l’Agenzia potrà fornire supporto ad

hoc sulle competenze necessarie per attingere ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, competenze fondamentali ma non sempre presenti nelle Pubbliche Amministrazioni.

 

Infine, immaginare una città che promuova azioni rigenerative a misura di cittadino significa aprire nuove prospettive sulla progettazione e la gestione del verde urbano. Sempre di più si percepisce il bisogno di vivere in modo più diretto, educativo e

compartecipato gli spazi verdi presenti in città e l’emergenza climatica e ambientale che sempre di più condiziona le nostre vite ci spinge con urgenza alla salvaguardia e alla custodia degli spazi naturali che ci circondano.

 

La creazione di orti urbani in ogni quartiere attiva processi di recupero di aree verdi marginali e degradate, facilitando un serio dibattito su tematiche come il consumo di suolo e la massiccia “asfaltizzazione” dei nostri spazi cittadini. In linea con

esperienze già note, gli orti divengono luoghi di incontro, cura, confronto e crescita per una città che ha il coraggio di scommettere sulle singole comunità di quartiere. È necessario ripensare il modo in cui i cittadini dialogano e interagiscono con la città e i suoi spazi e questo non può che portarci ad assegnare agli spazi verdi un ruolo privilegiato all’interno di questa relazione, in quanto luoghi sani, pubblici, sostenibili e di grande importanza per il nostro futuro.