Azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici // Verde urbano, consumo di suolo ed edifici a “impatto zero”

In un’epoca di urgenza climatica, che sempre più frequentemente si manifesta anche sul nostro territorio, ciò che davvero occorre è un piano chiaro per gli anni che verranno, a partire da ora. Un piano che affianchi alle azioni concrete di mitigazione
azioni di contrasto ai rischi per le nostre vite, la salute, il lavoro e la giustizia sociale, nell’ottica di avviare una vera conversione, ecologica e giusta. La partita per questo cambiamento non si gioca solamente a livello globale, ma anche e soprattutto a livello
locale, a partire da noi e da quello che decideremo di fare nei nostri territori.

 

Il verde urbano è il primo elemento che dobbiamo iniziare a considerare come progettualmente integrato nel paesaggio cittadino. Occorre intervenire affinché i principali assi stradali della città, così come parcheggi, zone pedonali ed edifici,

accolgano coperture alberate con tutti i benefici che ne derivano: miglioramento della qualità dell’aria, riduzione del calore e delle temperature, maggiore qualità della vita e disponibilità di acqua di falda e superficiale.

 

La città, grazie al verde urbano, si arricchisce inoltre di benefici tanto immateriali quanto fondamentali legati alla presenza di spazi ricreativi e di aggregazione sociale. Tutto ciò contribuisce alla trasformazione delle città in spazi più sostenibili, nei quali

 

diventa allora possibile anche un discorso di tutela della biodiversità.

 

Nell’ottica di preservare e custodire i nostri territori, altro punto per cui è necessario un grande passo di responsabilità è quello che riguarda il consumo di suolo. La sostituzione di aree naturali e agricole con aree a copertura artificiale (edifici, fabbricati, infrastrutture, aree estrattive, discariche, cantieri, etc.) è arrivata al 7,11% rispetto alla media UE del 4,2%. Le colate di cemento nel 2020 hanno riguardato 56,7 km quadrati in Italia.

 

La Lombardia, dove i comuni con rischio idrogeologico medio-alto sono circa l’84% del totale, è una delle regioni dove il consumo di suolo è più elevato e se guardiamo i dati nazionali, secondo un’indagine di Coldiretti, Varese è in assoluto la quarta provincia con il territorio più cementificato.

 

A livello europeo l’obiettivo del consumo netto di suolo a zero è fissato per il 2050: questo non significa impedire in assoluto di occupare nuovo territorio, ma l’occupazione di spazi liberi è consentita purché essa avvenga a saldo zero, desigillando

o ripristinando a determinati usi agricoli o semi-naturali aree di pari superficie in precedenza urbanizzate e impermeabilizzate.

 

Crediamo fortemente che una serie di azioni fondamentali non possano più essere rimandate, come ad esempio lo spostamento delle risorse (anche e soprattutto economiche) su progetti di rigenerazione urbana e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, favorendo e facilitando interventi di trasformazione delle aree marginali presenti in città.

Infine, la riqualificazione del patrimonio edilizio, così come la costruzione di nuovi edifici, deve avvenire secondo lo standard europeo nZEB (nearly Zero Energy Building) il cui rispetto è obbligatorio dal 2021. L’edificio deve avere una elevata

prestazione energetica, grazie alla quale il fabbisogno di energia risulta molto basso (quasi nullo) o comunque prodotto in gran parte mediante fonti rinnovabili e in loco. Un brillante esempio di edificio nZEB realizzato a Varese, che deve essere riferimento per tutti gli edifici pubblici cittadini, è la scuola “Silvio Pellico”, riqualificata secondo tale standard e inaugurata nel 2019. Lo standard nZEB è obbligatorio anche per quanto riguarda i nuovi edifici privati e l’Amministrazione dovrà facilitarne l’adozione, per esempio inserendo i parametri di riferimento nel Regolamento Edilizio comunale.