Sindaco, ci dica qualcosa di sinistra….

Progetto Concittadino.
Ha chiuso giovedì sera con un’intervista al sindaco Davide Galimberti
il ciclo #10×9 che Progetto Concittadino ha portato avanti quest’anno:
dieci domande per ognuno dei nove componenti della Giunta,
compreso l’assessore legato alla lista civica “arancione”, Dino De Simone.

 

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Un format rigido, dieci domande secche con quattro minuti a disposizione per rispondere e nessuna replica: «Un modo – ha spiegato il consigliere comunale Enzo Laforgia, riferimento “Concittadino” – per conoscere meglio i nostri assessori e la loro visione della città, i loro progetti».

Gli incontri si sono svolti tutti in Sala Matrimoni a Palazzo Estense, ma per la serata dedicata a Galimberti è stata fatta un’eccezione: la location scelta è stato lo Spazio Yak, già Piramide, in piazza De Salvo, il cuore pulsante delle Bustecche che ha trovato nuova vita da circa un anno grazie ai giovani di Karakorum Teatro. Altra eccezione: 14 domande invece di dieci, toccando anche nervi scoperti, come la preoccupante vicenda della Fondazione Molina o lo stato dell’arte su PGT, del progetto stazioni, e sulla regia della comunicazione comunale.

Per Galimberti, politico di grande esperienza, il successo del giugno 2016 è stato costruito da una squadra coesa, con un gruppo solido intorno a lui di «amici con una visione condivisa, costruita in tanti anni di militanza e opposizione portati avanti insieme. E poi una serie di professionalità e competenze importanti, presenti anche nel gruppo di Progetto Concittadino». Non solo: «Tanti soggetti, cittadini che amano Varese, si sono resi conto che la Lega e i suoi alleati, per oltre vent’anni, non amavano davvero la città. La loro “politica della non scelta” stava diventando un pericolo per questa città. Noi le scelte le stiamo facendo, anche se è ancora presto perché la città le percepisca appieno».

Il sindaco ha anche detto “qualcosa di sinistra”, come hanno chiesto i “Concittadini” citando Nanni Moretti: «Stiamo recuperando spazi fino a pochi mesi fa abbandonati. Abbiamo rimodulato l’offerta dei servizi parascolastici e reso più graduale il sistema delle rette: più equità, ecco qualcosa di sinistra».

Galimberti ha anche denunciato una grave situazione del bilancio, che sta limitando anche la loro azione: «Una volta insediati, ci siamo ritrovati con un deficit di 8 milioni su un bilancio di 100. Una situazione non facile, ma che stiamo affrontando con scelte precise. Risanare il bilancio deve essere la priorità, anche con scelte molto pratiche. L’illuminazione, ad esempio: l’ultima progettazione risaliva agli anni ’60. Solo passando completamente ad un sistema a led ci farà risparmiare mezzo milione di euro l’anno. Risorse da investire nella manutenzione delle strade, ad esempio».

Una questione, quella della manutenzione e del recupero, che attraversa tutta la serata. Sulle aree dismesse, Galimberti garantisce che «ne verrà recuperata più di una all’anno, come avevamo promesso in campagna elettorale. Quella delle stazioni ne è l’esempio». E su questo punto, ad una domanda successiva, il sindaco annuncia che «tra fine 2018 ed inizio 2019 inizieranno i lavori».

Anche il Molina è stato un tema toccato durante la serata. Alla domanda precisa «perché hai scelto di non mandare mai messaggi pubblici sul tema», Galimberti ha risposto parlando di «rispetto delle diverse competenze. Il Molina è un patrimonio da tutelare per la città».

Una città da tutelare e da rilanciare, anche con un progetto di comunicazione. Un progetto tutto in divenire, ancora non concluso dal comunicatore esterno vincitore del bando nove mesi fa, Marco Marturano. Galimberti assicura che «tra pochissimo tempo avremo un piano completo. Del resto non è una cosa banale: Varese deve “riposizionarsi”, uscendo dalle etichette e dei cliché». Una strategia di riposizionamento di cui fa parte anche il festival Nature Urbane, «che ha fatto apparire Varese a livello nazionale come un riferimento, come può esserlo Mantova, su un tema preciso».

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