Rasa: la rinascita del Villaggio Cagnola

Da La Provincia di Varese di martedì 30 agosto 2016

La rinascita del Villaggio Cagnola

Oggi centro sportivo del Campo dei Fiori, nel secolo scorso era una realtà unica nel suo genere

Chiara Frangi

Oggi è il centro del Parco Campo dei Fiori, con una vocazione tutta improntata agli sport praticabili sui nostri monti, ma negli anni ’50 il Villaggio Cagnola della Rasa fu al centro di un esperimento pedagogico d’avanguardia. Troppo avanti, forse, per quei tempi, tanto che l’esperienza di fatto non sopravvisse al suo principale artefice, Sergio Rossi.

Alla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia era totalmente da ricostruire e, come in ogni conflitto, quelli a farne maggiormente le spese erano stati i bambini. Se la Chiesa aveva già un’organizzazione adatta, tra convitti, oratori e scuole cattoliche che avevano solamente bisogno della serenità del tempo di pace per poter continuare ed ampliare la propria opera, le organizzazioni laiche avevano bisogno di creare qualcosa di assolutamente nuovo.

È questo il contesto in cui si muoveva anche il Villaggio Cagnola, che a Varese fu l’avamposto dell’esperienza dei «Convitti della Rinascita» che, nati per permettere ai partigiani più giovani di completare l’istruzione scolastica, divennero di fatto una nuova esperienza di educazione laica. Villaggio Cagnola, però, da subito fu qualcosa di diverso.

La villa principale del “Villaggio-scuola” è della fine degli anni ’20, sorta sulla proprietà della famiglia Cagnola. Dopo la prematura scomparsa di Sandro Cagnola, il figlio di Amedeo, allora proprietario della villa, l’intera proprietà venne donata nel 1938 al Comune di Milano, da destinare ad uso sociale. Nel 1947 iniziò la convenzione con Palazzo Marino che permise la realizzazione di un villaggio di piccole casette dove accogliere i ragazzi in difficoltà. Dopo varie direzioni, nel 1952 giunsero al Villaggio Sergio e Rosina Rossi, che portarono nuove idee aprendosi alle esperienze più moderne.

Sergio e Rosina si dedicarono anima e corpo ai ragazzi, che arrivavano da tutta Italia: giovanissimi dagli 11 ai 18 anni, inviati inizialmente dal Tribunale dei Minori di Milano, ma poi anche da varie reti di solidarietà legate alla sinistra di allora. Orfani di partigiani e di attivisti, perfino alcuni ragazzi rimasti senza famiglia a causa della strage di Portella della Ginestra arrivarono a Varese per essere accolti nella struttura della Rasa. Le idee dei Rossi erano improntate alla formazione di veri e propri cittadini, con senso critico e educazione civica, capaci di impegnarsi concretamente per il miglioramento della società. Questo anche attraverso la creatività: disegno, musica e teatro erano portati avanti accanto ad un percorso accademico più classico, che includeva però anche una formazione professionale, dalla falegnameria alla grafica.

Quella struttura educativa, però, voleva sottrarsi alla politica, e questa fu la ragione principale della sua fine. Iniziata l’esperienza con una notevole autonomia, negli anni Sergio e Rosina Rossi preferirono non avere troppe ingerenze, nemmeno dalle forze politiche che li avevano aiutati all’inizio. Dall’altra parte, trovarono una comunità che, proprio per le loro idee laiche, li isolò: il parroco della Rasa dell’epoca si spingeva a tentare di convincere i ragazzi ospitati a fuggire, per salvare le loro anime dai “diavoli” con “idee bolsceviche”. Sergio Rossi morì nel 1961. Senza più la sua figura centrale, né aiuti esterni, Villaggio Cagnola chiuse nel 1963. Ha dovuto aspettare quarant’anni: nel 2003 il Parco Campo dei Fiori è riuscito a dare all’immensa proprietà una nuova destinazione.

 

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