L’appello di “Pedro”: salviamo Sangallo!

 «Sangallo sta morendo, la resistenza dei suoi residenti non può continuare per sempre». L’appello arriva dal “Concittadino” Pietro “Pedro” Ferlito: oggi Pedro vive a San Fermo, ma la sua famiglia d’origine è rimasta nelle case Aler di via Sangallo, così come i ricordi della sua infanzia.

Sangallo è uno dei quartieri meno conosciuti di Varese. Molti varesini “d.o.c.” non sanno come arrivarci. Un vero e proprio villaggio, nato alle spalle di viale Aguggiari tra gli anni ’60 e ’70. Inizialmente avrebbe dovuto ospitare i dipendenti dell’Euratom di Ispra, ma quasi subito venne ritirato dallo Iacp, l’antenato dell’odierna Aler. Una serie di condomini rossi e gialli, di diverse dimensioni, immersi nel verde e collegati a Varese da un anello di asfalto sottile, con poco spazio per negozi o servizi. Ma tra gli anni ’70 e ’80, racconta Ferlito, Sangallo era un vero e proprio paese, con coppie giovani e tanti ragazzi che crescevano giocando tra i prati che circondano i condomini. I decenni sono passati, però, e quelle coppie sono invecchiate, i loro figli ormai adulti hanno trovato la propria strada fuori dal quartiere. «Oggi Sangallo si sta spopolando – racconta Ferlito – gli anziani che rimangono sono sempre di meno, e non c’è un vero e proprio ricambio generazionale».

Negli anni Aler sembra aver dimenticato il quartiere. «La manutenzione esterna è stata fatta, quella interna praticamente no – racconta Ferlito – non solo: in molti altri quartieri simili gli inquilini “storici” hanno potuto riscattare e acquistare dall’istituto i propri appartamenti. Qui non è mai successo, anche se in molti inquilini si sono sostituiti ad Aler pagando di tasca propria la manutenzione degli interni, anche le quote spettanti al padrone di casa». Pochi anni fa c’è stato un tentativo da parte di Aler: il civico 19 è un piccolo modello di housing moderno, con pannelli fotovoltaici, abbattimento delle barriere architettoniche e appartamenti riadattati secondo canoni più moderni, con tipologie più adatte ad ospitare coppie di anziani e addirittura un alloggio a misura di disabile. Ma l’esperimento, pur di successo, è rimasto isolato. La manutenzione del verde, ad esempio, la porta avanti il “Comitato spazio verde”, un gruppo di residenti che si autotassa per pagare i giardinieri e l’attrezzatura

Un altro problema è poi il difficile rapporto tra vecchi e nuovi inquilini. Perché i pochi nuovi arrivati sono il più delle volte stranieri, e le barriere linguistiche e culturali risultano spesso insormontabili, facendo vincere la diffidenza reciproca. «Un quartiere così ha bisogno di nuove politiche – dice Dino De Simone, anche lui cresciuto a Sangallo e da giugno 2016 assessore all’Ambiente, Benessere e Sport, dopo essere stato capolista di Progetto Concittadino – negli anni avrebbero dovuto essere favoriti gli insediamenti di giovani coppie e trovato il modo di potenziare l’azione meritoria del “Comitato”, ottimo esempio di partecipazione civica. Vedremo con i miei colleghi di giunta come sarà possibile intervenire, ovviamente coinvolgendo Aler, in qualità di padroni di casa. Di sicuro, Sangallo non lo posso proprio dimenticare: i miei genitori vivono ancora lì».

LA PARTECIPAZIONE E’ UNO SPAZIO VERDE

Un campo di calcio con un prato di erba naturale e curatissima, uno da tennis in asfalto con pure un canestro da basket, un’area pic nic attrezzata con tavoli, panche, un piccolo gazebo e una bella griglia ampia, pronta per le cene estive in compagnia. È il frutto del lavoro e della passione dei residenti di Sangallo che, nei decenni, sotto l’occhio vigile di Aler che ha accolto con favore l’atteggiamento propositivo dei propri inquilini, hanno creato un’area che molti quartieri popolari invidiano.

Il “Comitato spazio verde” oggi gestisce le aree comuni. Ne fanno parte un pugno di residenti storici, che negli anni hanno creato e manutenuto lo spazio, ma che oggi fanno sempre più fatica. «Qui – racconta Pietro Ferlito a proposito dell’area – all’inizio c’era solamente un prato, con una collinetta brulla alle spalle. Noi ragazzi abbiamo iniziato a giocarci a calcio, e da lì è venuta l’idea ai nostri genitori». Il professor Tedeschi, ancora oggi uno dei pilastri del comitato, diede “il la” (e anche i fondi necessari) per l’acquisto delle porte da calcio che oggi appaiono un po’ scrostate ma perfettamente utilizzabili. Dopo poco Aler costruì il muretto di contenimento per la collinetta sovrastante, asfaltando poi l’area brulla. «L’idea della rete da tennis e del canestro fu delle nostre famiglie – racconta Ferlito – e Aler fu ben contenta, perché fu un contributo determinante per dare un senso a quel pezzo di parco».

Oggi l’area appare poco utilizzata, ma decisamente curata: merito del “Comitato spazio verde”, che non intende arrendersi al declino del rione.

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